Consegna attestati

27 luglio 2017

Nove ragazzi, che hanno conseguito l’attestato, sono seguiti dalla Cooperativa Symploké.

  • Ngansop Christian (corso di cameriere), Camerun, ospite della struttura di Cermenate (casa parrocchiale) con moglie e figlio di un anno.
  •  Oheagbulam Chigozie (corso di falegnameria), Nigeria, ospite della struttura di Lomazzo (casa parrocchiale).
  •  Rendlof Agyei (corso di gommista), Ghana, Lomazzo (casa parrocchiale).
  •  Mamadou Sacko (corso di falegnameria), Mali, Fino Mornasco (appartamento).
  •  Goodnes Ekhator (corso di falegnameria), Nigeria, Fino Mornasco (appartamento).
  •  Balleh Yero (corso di gommista), Gambia, Fino Mornasco (appartamento).
  •  Ekowa Ese (corso di falegnameria), Nigeria, Bregnano (casa parrocchiale).
  •  Faisal Muhammad (corso di gommista), Pakistan, Rovellasca (appartamento).
  •  Aliou Bah Mamadou (corso di gommista), Guinea, Lora (Suore guanelliane).

«Siete qui perché inseguite un sogno: di essere utili per voi e per le vostre famiglie; per un futuro di certezza economica; per essere protagonisti in una società che non è la vostra, ma che anche grazie a voi e al vostro esempio può diventare migliore». Con queste parole Roberto Bernasconi, direttore della Caritas diocesana, ha salutato i 32 migranti – provenienti in prevalenza dall’Africa e ospiti in alcune realtà di Como e provincia – ai quali è stato consegnato l’attestato di frequenza ai corsi professionali che Caritas, Acli e i soggetti che aderiscono a questa iniziativa organizzano periodicamente sul territorio diocesano. All’evento, che si è tenuto martedì 25 luglio, alle 11, al Teatro “Auditorium” del Centro Don Guanella in via T. Grossi a Como, erano presenti le massime autorità cittadine: il questore Giuseppe De Angelis, il prefetto Bruno Corda, il sindaco Mario Landriscina e il vicesindaco e assessore alle Politiche sociali Alessandra Locatelli, oltre al presidente delle Acli di Como, Emanuele Cantaluppi e agli operatori e ai responsabili delle strutture, che lavorano ogni giorno in rete nel progetto di accoglienza dei richiedenti protezione internazionale.
Sono stati così consegnati a ogni singolo partecipante i diplomi (che potranno essere “spesi” non soltanto a Como, ma in altre realtà sia italiane sia estere) relativi ai corsi del primo semestre 2017 di falegnameria (attività formativa per 9 giovani organizzata con la collaborazione del Consorzio Concerto), di cameriere di sala e bar (attività formativa per 11 giovani organizzata con la collaborazione di Fondazione Enaip) e di gommista installatore (attività formativa per 12 giovani organizzata con la collaborazione di Asfap, Associazione Somasca Formazione Aggiornamento Professionale). Quello celebrato martedì è il sesto evento di consegna di attestati in questi ultimi anni. Segno che la rete dei soggetti impegnati sul fronte dell’accoglienza dà alla formazione professionale dei richiedenti asilo particolare importanza. Questo concetto è stato ribadito dal prefetto, Bruno Corda: «Quello di oggi non è soltanto un momento simbolico – ha affermato – ma un esempio significativo di “buona accoglienza”. Inoltre, imparare un mestiere significa imparare anche l’etica del lavoro, come elemento fondamentale di un percorso verso una reale integrazione». Dal canto suo, il neo-questore di Como Giuseppe De Angelis, che dal 2004 si occupa di immigrazione – è stato esplicito: «Questi percorsi professionali – che aprono la strada a lavori particolarmente richiesti in provincia – sono di estrema importanza per queste persone, perché permettono di non cadere nell’illegalità e a facili guadagni, che non danno un futuro». Il sindaco di Como, Mario Landriscina, ha espresso il suo ringraziamento e dell’intera amministrazione per il lavoro fatto: «Formare le persone che sono giunte a Como significa ricercare una situazione di normalità e offrire concrete possibilità di integrazione in un contesto nazionale e internazionale estremamente complesso e delicato». Emanuele Cantaluppi, presidente delle Acli comasche, ha sottolineato l’importanza della Carta della Buona Accoglienza promossa a suo tempo da Caritas e Acli e sottoscritta, tra gli altri, dall’Opera don Guanella, dai Padri Somaschi, dalle parrocchie di Rebbio e Olgiate Comasco e dalla Cooperativa Lotta Contro l’Emarginazione. «Un documento – ha detto Cantaluppi – che ha una valenza di carattere europeo». Rivolgendosi ai giovani ha poi ricordato: «Ciò che avete sperimentato è un percorso di crescita che vipermette di relazionarvi meglio tra voi e nella società. Tanti ragazzi, in questi anni, hanno trovato lavoro nelle nostre strutture, e ciò è bello e importante: segno che la Rete di accoglienza che opera sul territorio, nata circa 6 anni fa, sta svolgendo un lavoro serio e importante».
L’incontro, reso familiare anche grazie all’aiuto di due interpreti, è poi terminato con la testimonianza di Happy, un 19enne nigeriano, ospitato all’Opera Don Guanella, che ha frequentato il corso di cameriere e di falegname.

La riflessione

La consegna degli attestati relativi alla formazione professionale in tre ambiti lavorativi “molto appetibili” nella realtà economica comasca mette in evidenza il valore della formazione, non soltanto dal punto di vista umano, ma anche e soprattutto dal punto di vista delle opportunità professionali che a breve e medio termine questi giovani potranno cogliere. Poter lavorare significa integrarsi nelle nostre comunità, significa riempire un tempo di crescita personale, significa apprendere meglio la nostra lingua, significa relazionarsi nel mondo del lavoro con colleghi italiani, con le regole del nostro mercato, con i nostri tempi, con i nostri criteri di sicurezza e di condivisione delle gerarchie e delle responsabilità. Tutto ciò non è scontato. Tutto ciò implica tempo, esperienza, fatica, voglia di “mettersi in gioco”. Con umiltà… ma anche con coraggio ed entusiasmo.
Oggi non possiamo conoscere il futuro di questi giovani. Non possiamo “determinare” la loro vita. Possiamo soltanto offrirgli opportunità di crescita e di condivisione.

Paola Della Casa e Alessio Cazzaniga, operatori di Symploké